06 Lug 2018

BY: Marcella Cammalleri

Relazioni Sociali / Senza categoria

“La buona” madre è colei che riesce a mettersi da parte e cosi facendo a rinunciare fino a sopprimere quel bisogno di controllo costante e d’intervento a priori nei confronti del proprio e della propria figlia/o, è insomma chi dolcemente e con capacità di accomodamento man mano che i figli crescono riesce ad evitare di tenerli sotto la sua protezione ma anzi generosamente ne agevola “il volo” al fine di permettere l’esplorazione  dell’ambiente circostante e la conoscenza degli altri , del resto il mondo straborda di meraviglia e di persone.

L’autonomia è una conquista che si svolge piano piano, giorno dopo giorno e può essere agevolata o all’opposto condizionata dagli stessi  genitori che spesso fanno tanta fatica nel riconoscere, che crescendo anche i “piccoli” possono essere in grado di svolgere attività o farsi carico di compiti che prima nemmeno erano pensabili, grazie a quel processo di sviluppo che non riguarda solo quello di tipo fisico ma anzi contempla anche e soprattutto quello di tipo emotivo legato alla maturità. L’indipendenza va di pari passo con l’età ed è proporzionata alle capacità e al senso di competenza acquisito ma molte volte la paura dei genitori per le innumerevoli preoccupazioni che oramai accompagnano la quotidianità può travalicare i confini e diventare invalidante al punto da impedire la naturale crescita, caratterizzata di piccole tappe e tanti traguardi che nel loro insieme definiscono il percorso di crescita dei propri figli. Accompagnare allo sviluppo è del resto un dovere per gli adulti ed un diritto per i piccoli.

Ultimamente appare sempre più difficile per i genitori farsi da parte e trattenere quell’impulso a proteggere indistintamente ed indiscutibilmente i propri figli. “La buona madre” non è chi rimane immutabile nel suo compito di cura costante è invece è chi diventa gradualmente e adeguatamente “inutile” col trascorrere del tempo continuando a svolgere il suo ruolo verso l’educazione all’indipendenza ed all’autodeterminazione del figlio.
Essere “inutile” per un genitore cosa vuol dire realmente? Vuol dire consentire a quell’amore incondizionato di madre e padre che esisterà sempre, di non impedire al tempo stesso di essere autonomi, fiduciosi e indipendenti. I figli devono essere pronti a tracciare la loro rotta, a fare le loro scelte, a superare le loro frustrazioni e a commettere i propri errori in ogni fase della vita, una nuova perdita è un nuovo traguardo per entrambe le parti: madre e figlio. L’affetto esperito in famiglia e della famiglia, rappresenta una vera palestra di vita ed è la base per la costruzione dell’ amore per se stessi e per gli altri.

Il vero amore è quello che lascia liberi di ritornare come un legame che continua e non manca di trasformarsi nel corso dell’esistenza, nella fiducia che nulla è perduto, che i sentimenti e l’affetto rimangono così come sono identici e preservati rispetto alla loro nascita per donare a chi si ama “ ali per volare e radici per tornare”. Il compito più prezioso quindi che un genitore può svolgere, la sua più grande sfida e la sua missione principale è dunque  nell’ imparare ad essere “inutili” e così facendo a trasformarsi in un porto sicuro dove si ha la certezza e la garanzia di poter sempre attraccare, per poi poter, una volta soddisfatti i bisogni di affetto e cura poter ripartire, per riprendere il largo…L’amore è un processo di liberazione permanente e quel legame che continua a tramutarsi nel corso della vita, fino al giorno in cui i figli diventano adulti, costituiscono la loro famiglia per ricominciare il ciclo. Quello che hanno bisogno i piccoli è la certezza che i loro genitori saranno autorevoli con loro, fermi  nell’accordo o nella divergenza, nel trionfo o nel fallimento, pronti e presenti, l’abbraccio caloroso e il conforto nei momenti difficili. I genitori, in sostanza, allevano i loro figli affinché siano liberi e non sottomessi alle paure soprattutto a quelle che a loro volta si portano dietro. Solo se svincolati come adulti dalle paure possiamo affermare l’autonomia nei figli consentendo loro di riprendere quel percorso “sano” fatto di meravigliose scoperte e di nuovi traguardi.

Laddove il processo di autonomia del genitore verso il bambino si interrompa occorre soffermarsi, sostare quel tanto che basti, permettendosi uno spazio di riflessione e di confronto per sviscerare cosa si celi dietro, quale difesa o quale strategie inconsapevolmente blocchi in un certo momento il corpo ed il pensiero. In queste situazioni  può essere utile un percorso psicoterapeutico per mettersi in ascolto di se stessi per lasciare di nuovo fluire il sentire nel fisico tanto quanto nell’anima assaporando il gusto del fluire della vita nel suo svolgersi tra il qui e l’ora.